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31 agosto 2020
the next level
Novembre 2012 - novembre 2020. Otto anni di vita, una miriade di evoluzioni, il convincimento iniziale che Roma non sarebbe stata mai la mia città e mai avrei iniziato ad assomigliarle, a infilarmi nel suo abbraccio.
Poi, proprio mentre mi rassegnavo felicemente ad amare il posto in cui vivo, ecco il fluire della vita.

E dunque eccomi qui, a cercare un appartamento a Milano, dove, ripetevo, io monzese di nascita non sarei mai approdata - troppo lontana dal mare, troppo caricaturale nella costante agiografia, incompatibile con la mia ricerca di semplicità e trasparenza.

Ma, se cambiamento deve essere, ho scelto che lo sia appieno.

Inizio a guardarmi intorno online, in attesa di poterlo fare dal vivo in città, sola con me stessa, e cerco di assecondare l'istinto affinché guidi le prossime scelte - dove abitare, come muovermi.

Avverto il sottile tremore della sfida professionale e di vita, impaziente di sapere dove mi condurrà. Non vedo l'ora di scoprire cosa mi riservano le porte in procinto di aprirsi e come saprò reagire a una dimensione nuova e, sulla carta, sfavorita; e sono pronta a lasciarmi stupire.



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permalink | inviato da sedicodiana il 31/8/2020 alle 22:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 luglio 2020
e mi scappa da vivere
Coltivo l'attesa.
Spesso vorrei poter fare qualche scatto in avanti - credo di averci lavorato in questi mesi - e mi piacerebbe non dover considerare molti elementi di contorno che rendono la pazienza un elemento ancora necessario.

E' stato molto impegnativo rimanere sospesa, ibernata dal lockdown proprio mentre molta parte della mia vita era appena stata rivoluzionata; è stato sfidante far convivere la stasi obbligata con il bisogno di progredire verso la costruzione di un nuovo ordine personale, e ancor di più arrendermi agli effetti dell'assurda sovrapposizione temporale per cui anche soltanto l'immaginare il mio "dopo" andava (andrà) conciliato con l'immaginare collettivo di un "dopo" più ampio, riguardante l'intero mondo.

Il risultato è che non ho ancora nessuna risposta per me stessa e forse anche da ciò la mia smania di ripartire senza altri tentennamenti indotti, di pormi le domande giuste, di andare alla scoperta delle nuove coordinate dei miei giorni; ho premura di andare oltre, di conoscere, di riconoscermi.
Mi scappa il futuro.



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23 marzo 2020
Questo tempo in bilico
Oggi mi sono svegliata con la sensazione che il mio cervello stesse "decodificando". Per tutta la giornata ho avvertito in me un certo brusio emotivo, che credo richieda un foglio bianco per trovare forma. Ed eccoci.

Siamo la generazione Erasmus, quella irresistibilmente destinata a vivere il mondo senza confini, cresciuta con l'idea che per superare le distanze bastasse un buon segnale wi-fi. E di colpo ci troviamo, per una validissima, atroce ragione, reclusi nella materialità di quattro mura dal "nemico" che non somiglia ad alcuno dei racconti bellici e di povertà di un paio di generazioni addietro, ma suscita un groviglio di contraddizioni e di paure che, per la prima volta in decenni, sarebbero in grado di minare la serenità di massa in cui finora abbiamo vissuto.

E nell'immensa gratitudine per non trovarmi in alcun modo "al fronte", avendo il privilegio di dover soltanto stare chiusa qui in una solitudine silenziosa mai provata, mi trovo a leggere le mie giornate come un pendolo.

Stiamo sempre all'erta - non lasciamo vincere la paura.
Ragioniamo la spesa alimentare in modo che non dobbiamo tornare di continuo al supermercato - non svuotiamo gli scaffali, lasciamo che anche gli altri possano rifornirsi.
Sosteniamo i produttori locali e nazionali - non esponiamo i corrieri stremandoli con continue consegne a domicilio.
Rimaniamo accanto a chi amiamo - non avviciniamoci a meno di 1 metro da qualunque umano incrociamo.
Riscopriamo il mistero della vecchiaia e la sacralità della morte - proteggiamo gli anziani isolandoli, non insistiamo per poter piangere i defunti.
Restiamo ottimisti e fiduciosi - guardiamo in faccia la realtà.
Guardiamoci negli occhi mentre ci parliamo, così tanto che non ricordiamo qual è stata l'ultima volta - ma facciamolo soltanto in videochiamata.
Speriamo di tornare il prima possibile alla vecchia vita - speriamo che quando torneremo alla vita, non sarà come la vecchia.

E in questo tempo così in bilico, una banale certezza mi si para davanti e non resiste a contraddizioni: è proprio vero, è l'amore a salvarci. A tenerci in vita, a stringerci vicini, a farci palpitare quando lo spirito è ingrigito, a motivarci nel coltivare la nostra umanità, a spogliare di senso gli orpelli e spingerci alla sostanza, a generare in noi tensione verso la bellezza, a farci pensare che riabbracciarci sarà la conquista più grande.

Non vedo l'ora che questo momento diventi storia. Sarà una terribile ferita nei nostri ricordi, ma a fronte dell'aspetto ineluttabile, con un po' di coraggio potremmo uscirne migliori di come ci siamo entrati. 
Siamo nelle nostre mani.




permalink | inviato da sedicodiana il 23/3/2020 alle 23:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 marzo 2020
In cammino
Sei nelle foto della mia laurea, accanto ai miei genitori, loro più felici che imbarazzati, tu imbarazzatissimo. Fino a quel giorno eravate per ciascuno soltanto dei nomi e qualche racconto divertente - e tu poi ci hai sempre tenuto infinitamente a fare bella figura, a rendere chiaro che bravo ragazzo sei.

Prima ancora, siamo insieme nelle foto di un viaggio a Parigi di cui loro avevano saputo molto poco. Troppo presto, raccontare di una settimana insieme troppo impegnativo. Foto bellissime, ricordi invincibili. Noi giovanissimi, belli direi, pieni di energia.
E a Firenze, in quei giorni gelidi dopo il mio ultimo esame. E a seguire in Spagna, e poi nelle mille altre case dell'amica che ci ha avvicinati, ed intrufolati nei college di Cambridge, e sulle infinite scale di ogni possibile campanile, e poi a sognare Koh Tao senza aver fatto in tempo a raggiungerla.

Siamo ognuno nelle foto del primo nipote dell'altro, della casa al mare, delle feste di cugini, a casa dei fratelli. Pezzi di famiglia che abbiamo visto andar via e nuovi arrivati che abbiamo accolto insieme.

Siamo nelle lacrime che abbiamo visto noi soli, in quella serata speciale sull'oceano in piena Francia col vino buono, nella mia canzone preferita che canticchiavo caricando la lavastoviglie e che sei corso a far suonare dal tuo smartphone, per ballarla insieme.
Siamo nei sogni di futuro, quando il futuro sembrava irraggiungibile.

E in un presente che sapeva di riscatto, di possibilità da condividere, nei piccoli regali reciproci "per quando non divideremo più casa con nessuno", nel tuo primo telescopio, nella mia prima reflex.
Abbiamo coltivato i sogni dell'altro quando ciascuno non riusciva a crederci abbastanza, ci siamo riempiti i giorni e le certezze di un amore semplice e bello.

Poi la linea divisoria, il "prima" e il "dopo", lì dove tutto è cambiato, annerito.
Il tentativo di salvarci, il ferragosto a mangiare ostriche in un posto remoto di cui non ricordiamo il nome, le spiagge sconfinate, le lacrime confessate - riproviamoci.

il riprovarci aveva un tempo limitato forse, non ci abbiamo pensato, non abbiamo voluto considerarlo.
La fiamma era fioca ma ogni tanto si rinvigoriva; e che luce, in quei momenti. c'era dentro tutta la speranza.

questa estate spaventosa, un'altra.
Sei nelle foto anche del mio primo viaggio dopo un intervento complicato, sono la tua "compagna di viaggio ideale", "stampa quella foto meravigliosa", "ha spiovuto, vieni a vedere".

La decisione che tutta questa vita, questi pezzi di età giovane e irripetibile, non valessero la salvezza.
Ed io che ho bisogno di un post pesantissimo su una pagina che non legge nessuno per rimettere insieme i pezzi, stasera, nella solitudine forzosa di questi giorni pieni di pericolo, per lasciare andare a mia volta un vissuto pieno di risate e sfide e di cose complicate affrontate mano nella mano.

Chissà com'è il futuro senza "noi".

Vado a scoprirlo, conscia che non mi manca alcun "pezzo di me" per proseguire nel mio percorso, ma anche che tanta innocente speranza di cavarsela insieme possa conquistarla solo una persona, nella vita di ciascuno.

Eccomi in cammino.


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permalink | inviato da sedicodiana il 12/3/2020 alle 0:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
31 dicembre 2018
Un altro solito post pieno di buoni propositi per il nuovo anno

Fare come i bambini.


Rifiutare di comprendere chi vuol prendersi gioco della mia coerenza

Tenermi sempre impegnata con le mie “ia” preferite (fotografia, libreria, astronomia - profumeria...)

Sfruttare ogni minimo raggio di sole per stare all’aria aperta

Giocare con i luoghi del mappamondo (e poi giocare con i luoghi reali come i grandi)

Non negare una carezza a chi piange accanto a me

Commettere errori che saranno lezioni, anche quando intorno a me avevano già la risposta


Ridere fino al mal di pancia.


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permalink | inviato da sedicodiana il 31/12/2018 alle 20:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
31 dicembre 2016
2016-2017
È vero, è appena trascorso un anno complicato. Ma talmente ricco di promesse, che va bene anche così.
Le promesse che riempiono i miei auspici ed ogni riflessione in questo momento di transizione da un numeretto all'altro sono le nostre ricerche di una casa tutta nostra e le passeggiate sulla spiaggia deserta, quando tutti gli altri sono nel rumore; è mio padre che guarda quel pancione crescere e gli rivolge un "ciao, piccolo" che tradisce tutta l'impazienza del futuro nonno, è l'attiva attesa del momento in cui da dietro il suo strascico vedremo il suo lui emozionato all'altare e la scorteremo fin lì ed io vedrò il mio, di lui, proprio accanto. Testimoni di un amore che è già famiglia.
È la speranza che l'abbraccio materno che a volte proprio mi commuove abbia l'energia necessaria per venire trovarmi a distanza da casa e creare un ricordo in quella che ora è casa mia.
E ci sono, sempre, le mie domande su me stessa. Ad alcune delle quali spero di dare risposta nei prossimi 365 giorni.
Buon anno!

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permalink | inviato da sedicodiana il 31/12/2016 alle 23:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
19 gennaio 2015
Change
E' stato un anno brulicante: di novità traguardi, scelte, cambiamenti. L'ultimo a poche ore dai brindisi di capodanno: le mie dimissioni da quello che per oltre due anni è stato il mio posto.

Poter scegliere tra due offerte di lavoro, l'una cercata, l'altra venuta a cercarmi, ed oltre ogni aspettativa sentirsi catapultati dinanzi al primo vero bivio della vita, fuori dalla strada tracciata, dal percorso scelto e destinato di per sé a durare anni, dal sentiero suggerito da chi ci è già passato, in una terra di mezzo nella quale nessun consiglio può essere davvero dirimente, e per compiere un passo è indispensabile cercare soltanto la propria risposta.

Trovarsi messi a nudo davanti a se stessi e faticare a capire cosa si è diventati, a quali aspetti ed elementi si tiene davvero al punto da esser pronti a farli prevalere su altri, e a quali paure si è disposti a cedere.

Confermare, ancora una volta come sempre, da sempre, di essere divisa a metà tra la saggezza e l'ardimento, la cosa giusta da fare e il desiderio di osare.

Sperare con tutte le forze che questo intenda una capacità di apprezzare pienamente le sfumature, più che l'essere diventata una donna che asseconda le mezze misure. Perché se è vero che le passioni fanno vivere l'uomo, e la saggezza lo fa semplicemente durare, metterò alla prova la nuova realtà che sta per accogliermi, ed esigerò che mi appassioni; se così non fosse, ho dalla mia la fiduciosa certezza che il futuro può essere pieno di possibilità e strade nuove.
Per adesso, non vedo l'ora di rimettermi in cammino.
31 luglio 2014
Breve storia di una sfida - e di un dejavu

Trenta giorni: fermare il lavoro, tornare a casa dai miei, studiare al ritmo di 16 ore al giorno, chiusa nella stessa stanza che mi ha visto, libro dopo libro, compiere ogni passo fino alla laurea.

Non credevo fosse una sfida tanto ardua, né, nel proporla a me stessa, l'avevo intesa in questo modo. Ma lo e' diventata, e in breve ho visto con occhi di adulta riproporsi alla mia percezione tutte le fragilita' tipiche dello studente: il timore di non riuscire alternato all'esaltazione da obiettivo alla portata, in un'alternanza di disperazione e determinazione a farcela.

Avevo creduto che mai piu' mi sarei sentita sconfortata davanti ai libri,che a partire dalla laurea la domenica sarebbe stata per sempre il giorno del riposo, che difficilmente avrei costretto ancora il mio cervello a tour de force di 12 ore davanti allo stesso libro, a sforzarlo per memorizzare, ragionare, fissare.

Ho ricordato l'agio e il temporaneo sollievo dello sfogliare le pagine su cui sono trascorsi giorni e avere l'impressione di averle fatte proprie, la sensazione, rassicurante pur se impalpabile, di aver costruito.

Ho ripetuto a me stessa, ogni giorno, che potevo e dovevo riuscire. Che la mente puo' tutto.

Ho concluso che, per quanta esperienza possa aversi in materia, c'e' sempreuna notte prima degli esami, c'e' sempre un esame, e c'e' sempre la stessa, irragionevole paura.

E qualche ora dopo queste riflessioni, sono andata a prendermi la mia vittoria.

Trenta giorni, avvocato.

4 maggio 2014
Cambio di armonia
E' successo in fretta, con la brusca accelerata che caratterizza e realizza i grandi cambiamenti covati a lungo: ho cambiato casa.
La mia amica, collega, coinquilina ed io abbiamo a lungo cercato e poi scelto un appartamento solo per noi e per i nostri ospiti. Nessun terzo scelto da altri, nessun limite al godimento degli spazi.

Un lavoro di squadra durato alcuni giorni per veder prendere forma agli ambienti, per togliere via il superfluo e segnare una precoce appartenenza, iniziando a riempire e vivere ogni spazio.

Come ogni volta in cui dormo in un nuovo letto, sento il bisogno di ambientarmi e ancora fatico a dormire bene.
Ma a sera, concentrata al pc, o appena sveglia, complice la luce che filtra dalle serrande, mi capita di aprire meglio gli occhi e guardarmi intorno, respirare l'aria di novità e il senso di possibile, di plasmabile che ogni nuovo inizio porta con sé.

Spazzata via in tutta fretta la sensazione di estraneità dell'ultimo anno e mezzo, realizzato che nessun filo mi legava alla precedente sistemazione e a tutto ciò che rappresentava, seduta a studiare la nuova luce che avvolge i miei spazi guardo in avanti e mi chiedo, curiosa e impaziente: quale sarà la prossima evoluzione?



"La vita non è fatta d'assi instabili 
ci vuole tempo buoni chiodi 
ed una predisposizione ad imparare 
che per diventare un bravo attore 
bisogna saper fare anche la parte dello spettatore 

Valuterò un cambio d'armonia 
ma amo la musica perché mi porta ovunque 
e dallo stesso ovunque mi riporta via"



permalink | inviato da sedicodiana il 4/5/2014 alle 16:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
19 marzo 2014
19 marzo
Se proprio bisogna celebrare gli eventi e le persone assecondando le ricorrenze, allora oggi è il giorno in cui tirare a lucido il ricordo della sveglia presto per il caldo in un agosto d'infanzia a Giovinazzo, e di lui che sussurra come se mi stesse invitando a una festa: "Vestiti, che andiamo al forno", e mano nella mano conduce la mia testolina riccia per i marciapiedi inondati di sole, fino alla scia del profumo che il pane appena sfornato emana già attraverso la vetrina.

Ci sono i palloncini ogni domenica, e le arance buone di sud, nella valigia di pendolare che per un intero anno ha abbattuto le distanze da Salerno a Monza - quando le distanze erano tali davvero -, per stare a casa 36 ore, tutte le settimane, a vederci crescere.

C'è l'agognato cagnolino portato in casa contro ogni volontà materna, lo sgarro migliore possibile, tra i più bei doni della mia vita.

C'è l'orgoglio, celato malissimo, per ogni 8 acciuffato al liceo, per ogni esame superato con soddisfazione e raccontato al telefono, appena fuori dall'aula.
C'è il silenzio rispettoso, o l'incoraggiamento a mezza bocca e in confidenza, quasi a non voler farlo pesare, quando le cose proprio non sono andate. C'è la commozione visibile per l'intero giorno della laurea.

C'è il rito del recarsi insieme al seggio a votare, ogni volta, dalla prima volta; e di piantare insieme ad ogni novembre i bulbi dei fiori che coloreranno di primavera il balcone di casa; e della colazione della domenica col panino caldo, pronto per me.

C'è l'aver capito, prima di tutti, che qualcuno di importante stava entrando nella mia vita di adulta. L'accettarlo da subito e chiedere dettagli con finta indifferenza, e poi il farlo entrare in famiglia con naturalezza inaspettata.

C'è il porgere la guancia aspettando un bacio, da quando vivo fuori, ogni weekend in cui torno a casa, e il voler ad ogni costo caricarmi di scorte ad ogni ripartenza.

C'è il vivere l'amore così forte da voler ostinatamente celarlo senza riuscirci mai, e modellarlo a immagine e somiglianza della propria timidezza. Ci sono i difetti, tanti, più irrimediabili e più teneri ogni volta che lo reincontro.
Il mio papà.



permalink | inviato da sedicodiana il 19/3/2014 alle 22:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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