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31 dicembre 2018
Un altro solito post pieno di buoni propositi per il nuovo anno

Fare come i bambini.


Rifiutare di comprendere chi vuol prendersi gioco della mia coerenza

Tenermi sempre impegnata con le mie “ia” preferite (fotografia, libreria, astronomia - profumeria...)

Sfruttare ogni minimo raggio di sole per stare all’aria aperta

Giocare con i luoghi del mappamondo (e poi giocare con i luoghi reali come i grandi)

Non negare una carezza a chi piange accanto a me

Commettere errori che saranno lezioni, anche quando intorno a me avevano già la risposta


Ridere fino al mal di pancia.


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permalink | inviato da sedicodiana il 31/12/2018 alle 20:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
31 dicembre 2016
2016-2017
È vero, è appena trascorso un anno complicato. Ma talmente ricco di promesse, che va bene anche così.
Le promesse che riempiono i miei auspici ed ogni riflessione in questo momento di transizione da un numeretto all'altro sono le nostre ricerche di una casa tutta nostra e le passeggiate sulla spiaggia deserta, quando tutti gli altri sono nel rumore; è mio padre che guarda quel pancione crescere e gli rivolge un "ciao, piccolo" che tradisce tutta l'impazienza del futuro nonno, è l'attiva attesa del momento in cui da dietro il suo strascico vedremo il suo lui emozionato all'altare e la scorteremo fin lì ed io vedrò il mio, di lui, proprio accanto. Testimoni di un amore che è già famiglia.
È la speranza che l'abbraccio materno che a volte proprio mi commuove abbia l'energia necessaria per venire trovarmi a distanza da casa e creare un ricordo in quella che ora è casa mia.
E ci sono, sempre, le mie domande su me stessa. Ad alcune delle quali spero di dare risposta nei prossimi 365 giorni.
Buon anno!

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permalink | inviato da sedicodiana il 31/12/2016 alle 23:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
19 gennaio 2015
Change
E' stato un anno brulicante: di novità traguardi, scelte, cambiamenti. L'ultimo a poche ore dai brindisi di capodanno: le mie dimissioni da quello che per oltre due anni è stato il mio posto.

Poter scegliere tra due offerte di lavoro, l'una cercata, l'altra venuta a cercarmi, ed oltre ogni aspettativa sentirsi catapultati dinanzi al primo vero bivio della vita, fuori dalla strada tracciata, dal percorso scelto e destinato di per sé a durare anni, dal sentiero suggerito da chi ci è già passato, in una terra di mezzo nella quale nessun consiglio può essere davvero dirimente, e per compiere un passo è indispensabile cercare soltanto la propria risposta.

Trovarsi messi a nudo davanti a se stessi e faticare a capire cosa si è diventati, a quali aspetti ed elementi si tiene davvero al punto da esser pronti a farli prevalere su altri, e a quali paure si è disposti a cedere.

Confermare, ancora una volta come sempre, da sempre, di essere divisa a metà tra la saggezza e l'ardimento, la cosa giusta da fare e il desiderio di osare.

Sperare con tutte le forze che questo intenda una capacità di apprezzare pienamente le sfumature, più che l'essere diventata una donna che asseconda le mezze misure. Perché se è vero che le passioni fanno vivere l'uomo, e la saggezza lo fa semplicemente durare, metterò alla prova la nuova realtà che sta per accogliermi, ed esigerò che mi appassioni; se così non fosse, ho dalla mia la fiduciosa certezza che il futuro può essere pieno di possibilità e strade nuove.
Per adesso, non vedo l'ora di rimettermi in cammino.
31 luglio 2014
Breve storia di una sfida - e di un dejavu

Trenta giorni: fermare il lavoro, tornare a casa dai miei, studiare al ritmo di 16 ore al giorno, chiusa nella stessa stanza che mi ha visto, libro dopo libro, compiere ogni passo fino alla laurea.

Non credevo fosse una sfida tanto ardua, né, nel proporla a me stessa, l'avevo intesa in questo modo. Ma lo e' diventata, e in breve ho visto con occhi di adulta riproporsi alla mia percezione tutte le fragilita' tipiche dello studente: il timore di non riuscire alternato all'esaltazione da obiettivo alla portata, in un'alternanza di disperazione e determinazione a farcela.

Avevo creduto che mai piu' mi sarei sentita sconfortata davanti ai libri,che a partire dalla laurea la domenica sarebbe stata per sempre il giorno del riposo, che difficilmente avrei costretto ancora il mio cervello a tour de force di 12 ore davanti allo stesso libro, a sforzarlo per memorizzare, ragionare, fissare.

Ho ricordato l'agio e il temporaneo sollievo dello sfogliare le pagine su cui sono trascorsi giorni e avere l'impressione di averle fatte proprie, la sensazione, rassicurante pur se impalpabile, di aver costruito.

Ho ripetuto a me stessa, ogni giorno, che potevo e dovevo riuscire. Che la mente puo' tutto.

Ho concluso che, per quanta esperienza possa aversi in materia, c'e' sempreuna notte prima degli esami, c'e' sempre un esame, e c'e' sempre la stessa, irragionevole paura.

E qualche ora dopo queste riflessioni, sono andata a prendermi la mia vittoria.

Trenta giorni, avvocato.

4 maggio 2014
Cambio di armonia
E' successo in fretta, con la brusca accelerata che caratterizza e realizza i grandi cambiamenti covati a lungo: ho cambiato casa.
La mia amica, collega, coinquilina ed io abbiamo a lungo cercato e poi scelto un appartamento solo per noi e per i nostri ospiti. Nessun terzo scelto da altri, nessun limite al godimento degli spazi.

Un lavoro di squadra durato alcuni giorni per veder prendere forma agli ambienti, per togliere via il superfluo e segnare una precoce appartenenza, iniziando a riempire e vivere ogni spazio.

Come ogni volta in cui dormo in un nuovo letto, sento il bisogno di ambientarmi e ancora fatico a dormire bene.
Ma a sera, concentrata al pc, o appena sveglia, complice la luce che filtra dalle serrande, mi capita di aprire meglio gli occhi e guardarmi intorno, respirare l'aria di novità e il senso di possibile, di plasmabile che ogni nuovo inizio porta con sé.

Spazzata via in tutta fretta la sensazione di estraneità dell'ultimo anno e mezzo, realizzato che nessun filo mi legava alla precedente sistemazione e a tutto ciò che rappresentava, seduta a studiare la nuova luce che avvolge i miei spazi guardo in avanti e mi chiedo, curiosa e impaziente: quale sarà la prossima evoluzione?



"La vita non è fatta d'assi instabili 
ci vuole tempo buoni chiodi 
ed una predisposizione ad imparare 
che per diventare un bravo attore 
bisogna saper fare anche la parte dello spettatore 

Valuterò un cambio d'armonia 
ma amo la musica perché mi porta ovunque 
e dallo stesso ovunque mi riporta via"



permalink | inviato da sedicodiana il 4/5/2014 alle 16:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
19 marzo 2014
19 marzo
Se proprio bisogna celebrare gli eventi e le persone assecondando le ricorrenze, allora oggi è il giorno in cui tirare a lucido il ricordo della sveglia presto per il caldo in un agosto d'infanzia a Giovinazzo, e di lui che sussurra come se mi stesse invitando a una festa: "Vestiti, che andiamo al forno", e mano nella mano conduce la mia testolina riccia per i marciapiedi inondati di sole, fino alla scia del profumo che il pane appena sfornato emana già attraverso la vetrina.

Ci sono i palloncini ogni domenica, e le arance buone di sud, nella valigia di pendolare che per un intero anno ha abbattuto le distanze da Salerno a Monza - quando le distanze erano tali davvero -, per stare a casa 36 ore, tutte le settimane, a vederci crescere.

C'è l'agognato cagnolino portato in casa contro ogni volontà materna, lo sgarro migliore possibile, tra i più bei doni della mia vita.

C'è l'orgoglio, celato malissimo, per ogni 8 acciuffato al liceo, per ogni esame superato con soddisfazione e raccontato al telefono, appena fuori dall'aula.
C'è il silenzio rispettoso, o l'incoraggiamento a mezza bocca e in confidenza, quasi a non voler farlo pesare, quando le cose proprio non sono andate. C'è la commozione visibile per l'intero giorno della laurea.

C'è il rito del recarsi insieme al seggio a votare, ogni volta, dalla prima volta; e di piantare insieme ad ogni novembre i bulbi dei fiori che coloreranno di primavera il balcone di casa; e della colazione della domenica col panino caldo, pronto per me.

C'è l'aver capito, prima di tutti, che qualcuno di importante stava entrando nella mia vita di adulta. L'accettarlo da subito e chiedere dettagli con finta indifferenza, e poi il farlo entrare in famiglia con naturalezza inaspettata.

C'è il porgere la guancia aspettando un bacio, da quando vivo fuori, ogni weekend in cui torno a casa, e il voler ad ogni costo caricarmi di scorte ad ogni ripartenza.

C'è il vivere l'amore così forte da voler ostinatamente celarlo senza riuscirci mai, e modellarlo a immagine e somiglianza della propria timidezza. Ci sono i difetti, tanti, più irrimediabili e più teneri ogni volta che lo reincontro.
Il mio papà.



permalink | inviato da sedicodiana il 19/3/2014 alle 22:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 febbraio 2014
Il meglio deve ancora venire.
In questa routine che da molto tempo non mi somiglia né appartiene, in tutta questa insopprimibile esigenza di cambiare e provare a fuggire da una realtà che prova a spegnermi ogni giorno, ci sono ancora, ogni tanto - bastano un po' di calma e di tempo non scadenzato -, delle cose e dei momenti che mi danno i brividi.

Una sciocca canzone pop con la frase giusta dentro il ritornello, ricordo di promesse romantiche che apparivano lontane e adesso sembrano poter avere la forza di avvicinarsi a grandi passi, diventando progetti. Il sapore di una piccola concessione a se stessi in giorni pieni di sacrifici. La continua conferma che dovunque io sia, per quanto poco tempo abbia da dedicare a ciò che conta, e seppure potrebbe essere vero che sono riusciti a cambiarci, ci son riusciti lo sai, persone eccezionali mi sono attorno con una complicità tale da ricordarmi cosa resiste di bello, in me e nella mia vita.

22 ottobre 2013
Sono tutti tristi
Siamo in pieno tunnel. Buio tutto intorno e un bagliore intermittente e sfocato laggiù in fondo.
La cosiddetta crisi finanziaria che nessuno capisce ha travolto tutto come una slavina, restituendo una consapevolezza forzosa e intontita di quel che sembrava esserci e non c'è più, svuotando di senso l'ottimismo, portando via con sé la sensazione di stabilità e quindi i legami, l'investire sul poi, l'idea stessa di futuro.
Stiamo accovacciati su noi stessi sperando che la tempesta passi e smetta di travolgerci, lamentando il presente e deprimendo ogni slancio, tenendo stretto quel che rimane di un'opulenza materiale che è impossibile non associare a quella che era indifferenza, e nel falso ricordo collettivo sembra fosse spensieratezza e benessere.
Si stava meglio, certo; ma nello sfrenato edonismo del momento si badava comunque solo appena al presente, poco al futuro. 

E tuttavia, nel vuoto cosmico delle emozioni al botox di questi anni duemila, c'era spazio per credere in qualcosa di saldo, volendo.

Oggi sono tutti tristi, giocatori arresi dopo il primo, o secondo, o terzo round, ascoltatori distratti di messaggi d'allarme posticci che ancora spostano l'attenzione dal reale e che sembrano scorrere via dopo la sigla del tg ma di fatto solcano l'umore e le speranze, fiaccano il progresso, annientano le idee.
Siamo tutti spenti.

Nella banalità puerile della mia positività congenita, io provo a pensare che le eccezioni ci siano, e costituiscano la forza di tutti.
Penso che vedere il margine di manovra segni l'inizio delle operazioni di rinascita.
Non riesco a non essere fiduciosa in un tempo prossimo più colorato, meno omologato, in cui le scosse di assestamento dopo il terremoto di questi anni siano alle spalle, e di questi tempi tremendi, grigi e pieni di ombre, si superino le scorie e resti l'eredità di una necessaria accortezza nel gestirsi e l'ebrezza delle infinite possibilità che abbiamo intorno.


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permalink | inviato da sedicodiana il 22/10/2013 alle 23:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
26 agosto 2013
Trenta il primo luglio
I miei trent'anni sono arrivati a milleduecento chilometri da casa, con accanto preziosi occhi, la mano giusta nella mia, lontano dal resto, con un bel vestito e un drink per il brindisi, come nelle intenzioni.

Un weekend speciale, che doveva essere nel cuore dell'Europa, ed è finito a conoscere una Torino inaspettatamente vivace, elegante, propositiva, europea davvero. A stringere l'abbraccio di un'amica giramondo arresa alla stanzialità italiana, a scoprire insieme a lei le radici profonde dell'altra amica, in silenzio commosso davanti al portone e alla finestra e al citofono e alle scale che la videro nipote felice di nonno prezioso.
A stringergli la mano mangiando un gelato alle nocciole buone, a seguire la scia della sua bici con la mia mentre scopriamo le vestigia di un'Italia che fu colta e moderna, ad incatenarle insieme, vicine, ai piedi della Mole.
Ad ascoltare le lingue diverse di cui è piena la piazza del mercato dell'usato del sabato che sembra un bazar, città nella città riempita di scarpe, televisori anacronistici, pentole senza coperchi, pezzi di ricambio per qualsiasi cosa, sole spietato e sguardi poco accoglienti.

Il mio trentesimo primo luglio arriva dopo una mostra fotografica di quelle che non si scordano e una cena col vino bianco gelido buono buono, la sonnolenza nel fresco della brezza serale che muove poco la tenda leggera, il prepararsi in tutta fretta e chiamare un taxi sotto casa che ci conduca in tempo ad un locale speciale in una piazza che è tutta per noi, qualche tavolino e il campanile che scocca lento ed emozionante i dodici rintocchi che sembrano aprire davvero e non solo simbolicamente la strada portentosa, minacciosa, di un nuovo decennio; guardare lui negli occhi e far tintinnare i bicchieri, soffiare sulla candelina con gli occhi socchiusi, a non fare uscire i desideri, avvertendo dentro lo scossone formidabile dei trent'anni.
Concludere il rituale scoprendomi rilassata sullo schienale, assaporando ogni minuto e ogni sapore di un tempo così pregno, di una serata inattesa e lieve, senza paure o bilanci o frasi di circostanza. La prima di un decennio che vorrei le somigliasse, ricordandomene l'euforia da nuovo inizio, moltiplicandone i sorrisi all'infinito.


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permalink | inviato da sedicodiana il 26/8/2013 alle 21:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 luglio 2013
Modernismi
Basta dimenticare il pin del bancomat in un pomeriggio destinato allo shopping, per andare in crisi davanti allo sguardo impaziente della cassiera, rimpiangere di non averlo segnato su carta come si faceva non più di un lustro fa con tutte le cose anche meno importanti, sentirsi persi, e nella ricerca di un appiglio mentale pensare con sollievo al credito telefonico sufficiente per uscire da ogni possibile impaccio.

Sempre che la batteria resista.



permalink | inviato da sedicodiana il 21/7/2013 alle 21:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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