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15 maggio 2012
Come in quella giara
Un mio conoscente, quasi 15 anni più di me, di origini paesane e nonni contadini, tempo fa mi raccontava, col sorriso intenerito dei ricordi puri, di quando, da bimbo, col suo fare furbetto riusciva a convincere suo nonno ad infilarlo nella giara che l'asinello di famiglia trasportava di fianco. E allora, bimbo felicissimo, si godeva lo sbilanciarsi ritmico del passo dell'animale, e, della luce che filtrava coglieva solo quella che si posava sulle pareti di fianco a lui, quando camminavano raso raso al muro, e il ricordo più vivido era proprio questo sballottare, trasportato chissà dove, da forze non sue, in una sorta di incoscienza temporanea, ma fatto forte dalla certezza della guida e della destinazione.

Da qualche tempo mi sento proprio così, sballottata tra mille idee incompiute e tante incertezze, tra il desiderio di individuare a priori la scelta professionale più giusta, e il pragmatismo ottimista che indurrebbe a precludersi meno percorsi possibile. Trascinata dalle paure sociali, dai tempi che corrono, da i tuoi colleghi fanno tutti così, perché tu no?, e con tanta voglia di evitare che questo sfinente e livellante fiume in piena mescoli detriti e cose preziose, confondendo tutto, confondendo me -che di guide, e di mète, fatico a trovarne.



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18 aprile 2012
Succedono cose
Succedono cose e quasi sempre non piacevoli, e la mattinata iniziata con la canzone giusta all'accensione dell'autoradio, un po' di sole a far finalmente cambiare il tenore delle chiacchiere di circostanza, la puntualità insperata in ufficio, le piccole graduali vittorie sulla timidezza professionale - tutte quelle cose piccole del quotidiano che servono a sorridere ogni giorno, vengono spazzate via dal fatto che succedono cose.
Cose che non sono imprevisti, semplicemente veniamo a saperle e non ci trovavano preparate perché non erano ancora mai successe tanto platealmente in nostra presenza, e allora la correttezza e la fiducia incorruttibile nella passione come viatico per la realizzazione professionale ma anche umana vengono calpestate, senza neanche accorgersi, dal necessario spazio da riservare a qualcun altro, senza spiegazioni, senza stranezze, perché è così che funziona, e basta.

Accorgersi di essere sole, quando si pensava di avere, se non un tutor, almeno qualcuno di cui meritare la stima.
Succedono cose, ma dopo un pomeriggio a metabolizzare io so che non succedono invano.

Cordone ombelicale reciso, asse delle prospettive leggermente più orientato sul mio percorso personale e un po' meno sul bene comune, e la conferma amara che tutto quanto è stato finora è solo buone azioni e karma positivo che dovrebbe tornarci.



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13 aprile 2012
En passant
Chi ha interesse a costruirsi un personaggio e perseveranza nel coltivarlo, può averne solo perché ha anche un ego che ha smarrito la strada -e tanta paura di decidere dove andare.



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31 marzo 2012
Spagna on my mind
Nei giorni trascorsi dal ritorno dalla Spagna, oltre alle irrilevanti faccende quotidiane, ci sono alcune cose che riempiono il mio tempo.

Prima fra tutte, il rimpianto per aver deciso, in un'ansia di relax mentale da raggiungere per ogni via, di non aggiornare il mio fedele diarietto di viaggio con annotazioni su sensazioni e cose che colpiscono i miei sensi fuori di casa.
Il mio modesto palliativo alla rassegnata incapacità di scattare fotografie davvero valide. Un modo per aiutare la metabolizzazione, a bocce ferme, delle cose passate a volte troppo in fretta davanti agli occhi, e da fissare in una parola o in una sensazione.

A questo piccolo dispiacere fa da contraltare la vera e propria ossessione per alcuni aspetti che ho riscontrato unici nel nostro tour.

L'ariosità delle grandi strade di Madrid.
Scendi dal bus e ti senti all'aria aperta. Non sono il cielo altissimo e la luce di Berlino, non è il blu abbacinante della Costa Azzurra, non è l'aria muta e pregna dell'aperta campagna.
E' un aria lieve, priva di vento, ma che dà sollievo, che è facile da respirare (e che cambia quando il vento arriva, e la rende fredda e forte).

L'atmosfera di sud dell'Andalusia.
Il dare per ovvio, come in tutti i sud, di essere fantastici; meritevoli depositari di storie e culture e bellezze naturali di raro valore.
La differenza, rispetto al nostro sud, sta nel convivere con tutto questo senza superficialità, ma con consapevolezza e vanto. Campanilismo, forse, ma più propriamente orgoglio consolidato - e non patriottismo da stadio.
Plus Ultra.
La fierezza nell'abbattere i limiti mentali che l'uomo si è dato. Il re che fa scolpire il motto che nega la fine rappresentata dalle colonne d'Ercole, e sfida l'ignoto per arrivare all'apice.
Un anelito scolpito nella pietra, tra due colonne, in piena Siviglia.
NO8DO.
Il simbolo della città, che ricorre ossessivamente ovunque, come un rebus: no - rocchetto di filo (madeja) - do.
No me ha dejado. La città, mentre i Mori e i villaggi circostanti ad essi piegati la assediavano, protesse il suo re, non si consegnò al conquistatore, rimase fedele, al contrario degli altri.
Non mi ha abbandonato. Un motto di fierezza, gratitudine e appartenenza consegnato alla storia.
Flamenco.
Assistere ad uno spettacolo potrebbe essere sufficiente.
Ma chiedere a un Sevillano di raccontare le origini del flamenco può sublimare l'esperienza, e render chiaro il motivo di tanto congenito orgoglio per il proprio patrimonio culturale.



permalink | inviato da sedicodiana il 31/3/2012 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
18 marzo 2012
Forse c'è da preoccuparsi
Se all'atto di voler risolvere un problema, nel preciso istante in cui l'imperio dell'io si impone su paure e titubanze e lascia le riflessioni guardando fattivamente alla meta, la mia mente scorre rapidamente in rassegna i possibili libri su cui potrei trovare la soluzione ai miei dubbi.

O io mi sto facendo coinvolgere troppo dal mio metodo, di studio prima, di lavoro (leggi: pratica legale non retribuita) ora, o qui c'è un serio problema di approccio al reale.



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16 marzo 2012
Madrid, Granada, ma soprattutto, Siviglia.
Otto giorni sono trascorsi, e sembrano iniziati in un tempo indefinito.
C'è stata Madrid, la capitale affascinante e distaccata, art nouveau e modaiola ma rilassata, inondata dal primo sole di primavera e dai fotografi di street style appostati ad ogni angolo della Gran Via, i musei forse sopravvalutati ma con poche enormi sorprese a giustificare piedi doloranti e poi la voglia di rifugi dal sapore familiare in cui sperimentare cibo e mood il meno turistici possibile, e i parchi che "bello, ma non è come a Parigi".

C'è stato l'on the road, 600 chilometri come fosse estate, coi piedi che non riescono a non sgusciare fuori dalle ballerine e la ricerca di una stazione radio dalla programmazione accettabile, e il paesaggio che varia, dalla pianura multicolore ai clivi più dolci di distese gialline trapuntate di piantagioni ordinate di ulivi, alla roccia rossastra che colora la terra e fa quasi sbandare per la maestosità che si impone agli occhi senza un preannuncio che non sia qualche ripido tornante.

Ecco la neve sulle cime, e poco più sotto Granada, piccola e resa muta dal sole battente, col cibo biologico sapido e colorato e l'ottimo inglese che ci fa sorridere e sentire accolti prima della scalata verso l'Alhambra, tesoro che andrà riscoperto con più calma, con più tempo.

Si scappa via al tramonto, direzione Siviglia, col cielo che imbrunisce tardi e il paesaggio che si rifà vario, riecco le rocce, e il cielo limpidissimo e pieno di stelle, e Venere e Giove che si rincorrono davanti ai nostri occhi, comete romantiche a indicarci la strada, e musica classica in perfetto sottofondo.

Ci aspettano un attesissimo abbraccio e una serata di jazz live e assaggi di pietanze da ogni parte del mondo, in un locale colmo di sorrisi e movimenti del capo a ritmo, con proprietario austriaco ma che parrebbe proprio un Salernitano, e il vino dolce, e i chitarristi allegri.
E la notte è meritatamente lunga, e bella in un divano letto che obbliga, se ce ne fosse bisogno, a dormire abbracciati, prima di una giornata densissima in cui la città si schiude davanti a noi in tutta la sua meraviglia, di cibo, di atmosfera, di fortune storiche e tesori artistici, di cultura.

La colazione all'aperto al museo d'arte contemporanea, il soffermarsi nel patio colmo di ceri di una chiesa dedicata al "santo dell'impossibile", il pranzo sulle scale della statua nella piazza gremita di brio e di lavoratori in pausa, le meraviglie moresco-rinascimentali dell'Alcazar, il perdersi a passo lento nel parco, l'intrufolarsi nei cunicoli di un albergo unico al mondo, il tinto de verano al bar in piazzetta al tramonto proprio come fosse estate di ritorno dal mare, la cena a tapas sotto casa, e poco più in là l'emozione e il turbamento inatteso del flamenco vero.

E il giorno dopo la colazione all'ora di pranzo in un panificio che ci attira coi suoi profumi di buono, in cui assaggiare cinque dolci divisi per tre, la spesa nel "mercato dei ricchi" col jamon che costa ben più dell'oro e il bottegaio che accetta soldi solo dall'uomo della situazione perché "in Espana somos machisti", il pranzo sotto il sole battente nel quartiere storico di Triana, col cameriere gentile e il cibo pregno di sapori, e la passeggiata nella città deserta all'ora della siesta, e le foto sul lungofiume, e la facoltà di giurisprudenza nell'imponente ex tabacchificio reale, e il gelato nel parco, e immortalare il tramonto giallo che si riflette tra i rami, e l'ultima cena sul balcone, con la brezza che spira tiepida, la musica lieve dal pc poggiato sul davanzale, le prelibatezze locali e il Giraldillo a vista e i lampioni gialli, a immalinconire il tutto.

La colazione a sorpresa per la nostra ospite meravigliosa, con un caffè e qualche dolcetto di troppo, e poi in giro tra i tetti della città e dopo tra i resti degli insediamenti romani, e l'ultimo sforzo di resistenza richiesto ai piedi nella Cattedrale-ex moschea, per poi meritarci un pranzo indimenticabile, seduti tra le arcate, ai lati di un cortile pieno di silenzio e di luce naturale proveniente dall'alto, e una gioiosa conversazione italo-ispanica.

Il ritorno alla realtà, nel caldo troppo forte dei nostri abiti primaverili, potrebbe esser brusco, se solo i fiori, i sapori e l'emotività di questa terra non ci avessero creato intorno una bolla rassicurante e protettrice. Il corpo che pareva reticente ai primi tentativi di primavera italiani sembra finalmente uscire dal letargo, voler stiracchiarsi e incamerare energie, mentre la mente resta avvolta in quel manto di malinconia e struggente appartenenza che in pochi giorni siamo riusciti a intravedere, e che, come il flamenco e l'olé che ne cadenza il ritmo, "solo un andaluso" può davvero capire.





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6 marzo 2012
Finalmente, la soluzione di continuità
Sono settimane, sono già mesi?, che corro corse nuove, che mi sembra di far sempre poco ma poi di tempo per fermarsi non ne avanza mai, e allora ecco l'occasione, provvidenziale, a spezzare il calendario in cui un'inerzia vorace di nuovo ha fatto del mio tempo un continuum senza eccezioni.

Otto giorni, tre città: a zonzo per la Spagna. Non sarà una vacanza, visti i ritmi che ormai non sanno non essere serrati, e la curiosità che renderà lunghissime e friccicanti le ultime 36 ore di attesa.
Ma sarà un viaggio, ilviaggiodellalaurea



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21 febbraio 2012
Le nostre parole e le nostre azioni (cioè, le nostre scelte)
"La colpa è mia, piangeva, ed era vero, non si poteva negare, ma è pur certo, se può servirle da consolazione, che se prima di ogni atto ci mettessimo a prevederne tutte le conseguenze, a considerarle seriamente, anzitutto quelle immediate, poi le probabili, poi le possibili, poi le immaginabili, non arriveremmo neanche a muoverci dal punto in cui ci avrebbe fatto fermare il primo pensiero. I buoni e i cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo, presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro, compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono".

José Saramago, Cecità



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8 febbraio 2012
Io c'ero, pur non immaginando di meritarlo
Faceva caldissimo questa estate, io ero tornata sui libri già da un bel po', quando al telefono G. mi chiede di accompagnarla a spedire la sua tesi conclusiva del master inglese portato a termine con enormi sacrifici -e altrettanto successo.
Era un po' complicato organizzarmi, la testa tutta all'ultimo esame, diventato un incubo da parecchio, e i tempi strettissimi, ma per lei, "Sì, ovviamente ci sarò".
Con la sua tesi tra le mani, in attesa di confezionarla per la spedizione, ecco la prima pagina, ecco gli acknowlegdments, e, primo fra tutti, il mio nome. Il suo lavoro, dedicato a me, per il mio supporto.
Tuffo al cuore. So di cosa parla, ma mai avrei immaginato che potesse avere tanto peso. Quello sguardo, i miei occhi appena alzati dalla tesi, i suoi in attesa di incontrarli, è fra i ricordi più vividi che ho.


Oggi, vento gelido, sveglia presto e poche ore di sonno, un unico pensiero: il giuramento da praticante avvocato di F.
Sono in postazione ideale per immortalare il momento, quando ecco avvicinarsi i suoi occhioni e la voce esitante: "Mi faresti indossare tu la toga?"
Sì, è un rito pieno di retorica e formalità, e sì, nelle aule di tribunale tutto avviene in modo molto meno nobile.
Eppure eccolo, quel tuffo al cuore.

Nella gioia della mia presenza, cosa a cui non rinuncerei mai, ci sono persone che riescono in un istante ad infilare l'orgoglio di essere resa parte attiva dei loro successi.
Tutto questo mi onora, e mi stupisce ogni volta. E mi fa sentire incredibilmente fortunata.



permalink | inviato da sedicodiana il 8/2/2012 alle 16:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
25 gennaio 2012
Quali sono le 5 emozioni più importanti per te?
Ci ho pensato poco, prima di rispondere a questo sms.
E, quasi di getto, ho scritto così:

Gioia
Appartenenza
Attesa
Sorpresa
Soddisfazione

Approfondire ciascuno di questi macrocosmi, nel loro significato interiore e relazionale, mi sembra ambizioso e credo sarebbe superfluo.
Sicuramente ho tralasciato qualcosa.
Quel che mi colpisce, però, è che a distanza di quasi 24 ore da questa risposta, non mi è sovvenuto altro che avrei potuto aggiungere o sostituire perché più efficace o attinente.

Idee chiare o visuale ristretta?



permalink | inviato da sedicodiana il 25/1/2012 alle 22:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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