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26 agosto 2013
Trenta il primo luglio
I miei trent'anni sono arrivati a milleduecento chilometri da casa, con accanto preziosi occhi, la mano giusta nella mia, lontano dal resto, con un bel vestito e un drink per il brindisi, come nelle intenzioni.

Un weekend speciale, che doveva essere nel cuore dell'Europa, ed è finito a conoscere una Torino inaspettatamente vivace, elegante, propositiva, europea davvero. A stringere l'abbraccio di un'amica giramondo arresa alla stanzialità italiana, a scoprire insieme a lei le radici profonde dell'altra amica, in silenzio commosso davanti al portone e alla finestra e al citofono e alle scale che la videro nipote felice di nonno prezioso.
A stringergli la mano mangiando un gelato alle nocciole buone, a seguire la scia della sua bici con la mia mentre scopriamo le vestigia di un'Italia che fu colta e moderna, ad incatenarle insieme, vicine, ai piedi della Mole.
Ad ascoltare le lingue diverse di cui è piena la piazza del mercato dell'usato del sabato che sembra un bazar, città nella città riempita di scarpe, televisori anacronistici, pentole senza coperchi, pezzi di ricambio per qualsiasi cosa, sole spietato e sguardi poco accoglienti.

Il mio trentesimo primo luglio arriva dopo una mostra fotografica di quelle che non si scordano e una cena col vino bianco gelido buono buono, la sonnolenza nel fresco della brezza serale che muove poco la tenda leggera, il prepararsi in tutta fretta e chiamare un taxi sotto casa che ci conduca in tempo ad un locale speciale in una piazza che è tutta per noi, qualche tavolino e il campanile che scocca lento ed emozionante i dodici rintocchi che sembrano aprire davvero e non solo simbolicamente la strada portentosa, minacciosa, di un nuovo decennio; guardare lui negli occhi e far tintinnare i bicchieri, soffiare sulla candelina con gli occhi socchiusi, a non fare uscire i desideri, avvertendo dentro lo scossone formidabile dei trent'anni.
Concludere il rituale scoprendomi rilassata sullo schienale, assaporando ogni minuto e ogni sapore di un tempo così pregno, di una serata inattesa e lieve, senza paure o bilanci o frasi di circostanza. La prima di un decennio che vorrei le somigliasse, ricordandomene l'euforia da nuovo inizio, moltiplicandone i sorrisi all'infinito.


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permalink | inviato da sedicodiana il 26/8/2013 alle 21:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
3 settembre 2012
Nel taccuino dei viaggi possibili
Marocco di dune e colori caldi e cucina da assaggiare e riassaggiare in loco

Corsica, le spiaggette deserte all'alba e le grigliate in riva al mare di pescato di giornata

Italia in largo: a Nord, dal confine con la Francia passando per Genova e Torino, salutando la natìa terra lombarda (all'occorrenza attardandosi in giro per mostre milanesi) fino ad arrivare a Venezia, e poi a Trieste e magari superare il confine per sbirciare il centro storico di Lubiana;
a Sud, percorrere la Sicilia da Ovest ad Est, fermandosi tutte le volte che l'occhio lo desidera

Da Malaga a Faro, altro sud attraversato in largo, zigzagando con l'auto, ignorando il confine e aspettando l'Oceano

Ponza (quando avrà smesso di andare di moda tra i Campani chic barcamuniti)

Vienna-Praga-Budapest-Cracovia. In ordine sparso, fingendo di ignorare la possibilità di un viaggio sull'Orient Express, visti i suoi costi e il rischio di posticcio

primavera inoltrata in Provenza.

tornare a Parigi, magari per celebrare un compleanno col cambio di decina, magari in gruppo, o comunque sia -Paris is always a good idea!


20 agosto 2012
Partiamo, no rimandiamo, dai restiamo, insomma andiamo -anzi, vai, che ti raggiungo dopo la grigliata.
Senza un programma per l'estate, per gli otto giorni consecutivi a cavallo tra luglio e agosto in cui partireviaggiare, le settimane di riposo e caldo infernale diventano lunghissime. Interminabili anzi, e spazientiscono parecchio. Sembrano inutili, sono sprecate, eppure il caldo è troppo forte per poter metterle a frutto in modo diverso dal partire.

Poi le circostanze incastrano i tempi, non si parte più, non è il momento perché scadenze ben più importanti si avvicinano, e allora dai, se ne riparlerà in autunno -quando partire è fantastico, ma non è lo stesso che staccare.

Ma le casualità conducono il filo rosso di due esistenze vissute in parallelo, ma a distanza fino a circa un anno e mezzo fa, a fare all'ultimo secondo di un luogo di ciascuno un ricordo di entrambi.
E quindi eccoci: mare a meno di due ore da casa, paesaggi stupendi che ancora innamorano, e ancora e ancora, e poi si ripropongono nuovi e rocciosi e apertissimi, e riservati e freschi, e belli, semplicemente così belli da ricondurre, dentro, ogni cosa al proprio posto.

Una bellezza e dei ritmi tanto rilassanti da indurre al sonno su un lettino tra i pini, col mare blu e scoglioso in trasparenza a una decina di metri più giù, il silenzio e qualche risata tutto intorno, e un fresco di pace.

Un posto lasciato il quale c'è da fare un po' di guida in curva, con la tentazione di distrarsi a guardare il mare quasi infinito e le barche di ogni tipo e dimensione che incrociano il luccichio imperioso e romantico del sole a tutte le ore, ma che al tramonto sembrano provarci tanto più gusto.

Un nuovo approccio a luoghi già pregni di proprie abitudini, in cui sollecitare vista, gusto, olfatto con inattese novità, in cui imparare a non dare per scontato un posto, per quanto vicino e goduto, e 
di cui approfittare per scordarsi dei pensieri quotidiani, della tecnologia, delle notizie incellophanate dei siti e del tg, dei fronzoli.
Svincolarsi dal superfluo intossicante ed ingombrante e tornare ad uno stato di natura fatto di essenziale -ma confortevole.

Tornare a casa a malincuore ma appagati, con la voglia di metabolizzare i giorni scorsi e l'esigenza pressante di ripensare completamente quelli a venire.
Liberarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni.

Aspettare settembre come si aspetta una nuova epifania. Sperare di conservare fino ad allora le energie incamerate e riscoperte. Sentirsi più leggeri, nel frattempo.




permalink | inviato da sedicodiana il 20/8/2012 alle 23:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
31 marzo 2012
Spagna on my mind
Nei giorni trascorsi dal ritorno dalla Spagna, oltre alle irrilevanti faccende quotidiane, ci sono alcune cose che riempiono il mio tempo.

Prima fra tutte, il rimpianto per aver deciso, in un'ansia di relax mentale da raggiungere per ogni via, di non aggiornare il mio fedele diarietto di viaggio con annotazioni su sensazioni e cose che colpiscono i miei sensi fuori di casa.
Il mio modesto palliativo alla rassegnata incapacità di scattare fotografie davvero valide. Un modo per aiutare la metabolizzazione, a bocce ferme, delle cose passate a volte troppo in fretta davanti agli occhi, e da fissare in una parola o in una sensazione.

A questo piccolo dispiacere fa da contraltare la vera e propria ossessione per alcuni aspetti che ho riscontrato unici nel nostro tour.

L'ariosità delle grandi strade di Madrid.
Scendi dal bus e ti senti all'aria aperta. Non sono il cielo altissimo e la luce di Berlino, non è il blu abbacinante della Costa Azzurra, non è l'aria muta e pregna dell'aperta campagna.
E' un aria lieve, priva di vento, ma che dà sollievo, che è facile da respirare (e che cambia quando il vento arriva, e la rende fredda e forte).

L'atmosfera di sud dell'Andalusia.
Il dare per ovvio, come in tutti i sud, di essere fantastici; meritevoli depositari di storie e culture e bellezze naturali di raro valore.
La differenza, rispetto al nostro sud, sta nel convivere con tutto questo senza superficialità, ma con consapevolezza e vanto. Campanilismo, forse, ma più propriamente orgoglio consolidato - e non patriottismo da stadio.
Plus Ultra.
La fierezza nell'abbattere i limiti mentali che l'uomo si è dato. Il re che fa scolpire il motto che nega la fine rappresentata dalle colonne d'Ercole, e sfida l'ignoto per arrivare all'apice.
Un anelito scolpito nella pietra, tra due colonne, in piena Siviglia.
NO8DO.
Il simbolo della città, che ricorre ossessivamente ovunque, come un rebus: no - rocchetto di filo (madeja) - do.
No me ha dejado. La città, mentre i Mori e i villaggi circostanti ad essi piegati la assediavano, protesse il suo re, non si consegnò al conquistatore, rimase fedele, al contrario degli altri.
Non mi ha abbandonato. Un motto di fierezza, gratitudine e appartenenza consegnato alla storia.
Flamenco.
Assistere ad uno spettacolo potrebbe essere sufficiente.
Ma chiedere a un Sevillano di raccontare le origini del flamenco può sublimare l'esperienza, e render chiaro il motivo di tanto congenito orgoglio per il proprio patrimonio culturale.



permalink | inviato da sedicodiana il 31/3/2012 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
16 marzo 2012
Madrid, Granada, ma soprattutto, Siviglia.
Otto giorni sono trascorsi, e sembrano iniziati in un tempo indefinito.
C'è stata Madrid, la capitale affascinante e distaccata, art nouveau e modaiola ma rilassata, inondata dal primo sole di primavera e dai fotografi di street style appostati ad ogni angolo della Gran Via, i musei forse sopravvalutati ma con poche enormi sorprese a giustificare piedi doloranti e poi la voglia di rifugi dal sapore familiare in cui sperimentare cibo e mood il meno turistici possibile, e i parchi che "bello, ma non è come a Parigi".

C'è stato l'on the road, 600 chilometri come fosse estate, coi piedi che non riescono a non sgusciare fuori dalle ballerine e la ricerca di una stazione radio dalla programmazione accettabile, e il paesaggio che varia, dalla pianura multicolore ai clivi più dolci di distese gialline trapuntate di piantagioni ordinate di ulivi, alla roccia rossastra che colora la terra e fa quasi sbandare per la maestosità che si impone agli occhi senza un preannuncio che non sia qualche ripido tornante.

Ecco la neve sulle cime, e poco più sotto Granada, piccola e resa muta dal sole battente, col cibo biologico sapido e colorato e l'ottimo inglese che ci fa sorridere e sentire accolti prima della scalata verso l'Alhambra, tesoro che andrà riscoperto con più calma, con più tempo.

Si scappa via al tramonto, direzione Siviglia, col cielo che imbrunisce tardi e il paesaggio che si rifà vario, riecco le rocce, e il cielo limpidissimo e pieno di stelle, e Venere e Giove che si rincorrono davanti ai nostri occhi, comete romantiche a indicarci la strada, e musica classica in perfetto sottofondo.

Ci aspettano un attesissimo abbraccio e una serata di jazz live e assaggi di pietanze da ogni parte del mondo, in un locale colmo di sorrisi e movimenti del capo a ritmo, con proprietario austriaco ma che parrebbe proprio un Salernitano, e il vino dolce, e i chitarristi allegri.
E la notte è meritatamente lunga, e bella in un divano letto che obbliga, se ce ne fosse bisogno, a dormire abbracciati, prima di una giornata densissima in cui la città si schiude davanti a noi in tutta la sua meraviglia, di cibo, di atmosfera, di fortune storiche e tesori artistici, di cultura.

La colazione all'aperto al museo d'arte contemporanea, il soffermarsi nel patio colmo di ceri di una chiesa dedicata al "santo dell'impossibile", il pranzo sulle scale della statua nella piazza gremita di brio e di lavoratori in pausa, le meraviglie moresco-rinascimentali dell'Alcazar, il perdersi a passo lento nel parco, l'intrufolarsi nei cunicoli di un albergo unico al mondo, il tinto de verano al bar in piazzetta al tramonto proprio come fosse estate di ritorno dal mare, la cena a tapas sotto casa, e poco più in là l'emozione e il turbamento inatteso del flamenco vero.

E il giorno dopo la colazione all'ora di pranzo in un panificio che ci attira coi suoi profumi di buono, in cui assaggiare cinque dolci divisi per tre, la spesa nel "mercato dei ricchi" col jamon che costa ben più dell'oro e il bottegaio che accetta soldi solo dall'uomo della situazione perché "in Espana somos machisti", il pranzo sotto il sole battente nel quartiere storico di Triana, col cameriere gentile e il cibo pregno di sapori, e la passeggiata nella città deserta all'ora della siesta, e le foto sul lungofiume, e la facoltà di giurisprudenza nell'imponente ex tabacchificio reale, e il gelato nel parco, e immortalare il tramonto giallo che si riflette tra i rami, e l'ultima cena sul balcone, con la brezza che spira tiepida, la musica lieve dal pc poggiato sul davanzale, le prelibatezze locali e il Giraldillo a vista e i lampioni gialli, a immalinconire il tutto.

La colazione a sorpresa per la nostra ospite meravigliosa, con un caffè e qualche dolcetto di troppo, e poi in giro tra i tetti della città e dopo tra i resti degli insediamenti romani, e l'ultimo sforzo di resistenza richiesto ai piedi nella Cattedrale-ex moschea, per poi meritarci un pranzo indimenticabile, seduti tra le arcate, ai lati di un cortile pieno di silenzio e di luce naturale proveniente dall'alto, e una gioiosa conversazione italo-ispanica.

Il ritorno alla realtà, nel caldo troppo forte dei nostri abiti primaverili, potrebbe esser brusco, se solo i fiori, i sapori e l'emotività di questa terra non ci avessero creato intorno una bolla rassicurante e protettrice. Il corpo che pareva reticente ai primi tentativi di primavera italiani sembra finalmente uscire dal letargo, voler stiracchiarsi e incamerare energie, mentre la mente resta avvolta in quel manto di malinconia e struggente appartenenza che in pochi giorni siamo riusciti a intravedere, e che, come il flamenco e l'olé che ne cadenza il ritmo, "solo un andaluso" può davvero capire.





permalink | inviato da sedicodiana il 16/3/2012 alle 19:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
14 novembre 2011
Florence and the machine
che è una citazione poco originale per raccontare di un weekend che stava per non essere, causa imprevisti di ogni natura, e invece, fortunatamente, è stato.

Raggiunta la meta dopo qualche ora di auto (primo viaggio insieme in macchina, a scherzare parlare di politica dileggiare i nomi astrusi di paesini nel tragitto scoprire nuove possibili destinazioni), passeggiare al freddo cercando spicchi di sole, imboccando strade secondarie e chiassi per sfuggire alla calca poliglotta e assetata di Rinascimento, fermarsi nel primo (l'unico?) bar reale e non turistico in zona Ponte Vecchio per una pausa dal gelo e una cioccolata fumante; scoprire poi negozi di arredo d'interni dentro i quali è già meravigliosamente Natale e soffermarsi a goderne l'atmosfera bianca e sussurrata, fantasticare della vita di Dante scoprendone la piccola chiesa di famiglia, e poi lasciarsi guidare dal Caso in un locale bellissimo (buonissimo) per l'aperitivo.
Approfittare del freddo silenzioso che ha svuotato la città in un venerdì sera troppo rigido per sbizzarrirsi con le fotografie, per appropriarsi delle strade, per osservare con calma luoghi e cose elette a buon diritto patrimonio dell'umanità.

Sfruttare il sole del sabato per le mete obbligate e per i menu doverosi, e dopo corse verso gli Uffizi e fiorentina, prima di concedersi l'incanto del vero David, alle cui spalle restare seduti a ritemprare la resistenza e chiacchierare di tutto, giocare per un po' con gli strumenti musicali del relativo museo.
Ancora una cioccolata e poi tornare all'aperitivo come si torna in quei posti dove avvicinandosi al bancone si saluta col sorriso e si chiede "il solito", parlare, parlare ancora, tantissimo e di un sacco di cose e sentire l'aria frizzante del sabato sera e vederla nei tacchi alti delle ragazze e nella rilassatezza delle pose ai tavoli e nella noia delle cameriere indaffarate. Tornare in stanza camminando abbracciati, con l'ottima scusa del freddo, in verità meno acuto e comunque attutito da un buon Chianti.

Svegliarsi poco prima della colazione in camera, consumarla occhi negli occhi prima di una tappa alla Sinagoga, sempre in cerca di varchi per mondi altri, nella speranza e nell'intento di placare la curiosità e capire qualcosa di più e farsi delle domande e osservare e ascoltare le possibili risposte.
Lasciare che dubbi e membra trovino tregua sedendo al sole di un belvedere sulla città, guardando dall'alto e col vento i "tetti cotti" del centro illuminati dai raggi e belli. Sosta doverosa in una taverna un po' nascosta e riempita dai soli suoni fiorentini, per rendere compiutamente onore alla cucina locale, tanto devotamente onorata da indurci a mandare all'aria la tabella di marcia per l'ultimo pomeriggio, e trovarci a passeggiare piano sul Lungarno e poi tra la folla euforica del centro città, e al tramonto riprendere l'auto per il ritorno, appagati dal tutto e convinti che i brindisi al Caso che sempre ci favorisce siano troppo pochi e riduttivi.



permalink | inviato da sedicodiana il 14/11/2011 alle 18:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
19 settembre 2011
L'agosto che non ti aspetti/1 (riprendiamo con ordine)
4 giorni, due amiche, un'auto, Lecce come punto fermo, l'on the road a braccio, programmazione zero.
Su e giù per il Salento, superstrade dritte a perdita d'occhio con gli uliveti sui lati, il sole che sorge e tramonta al contrario che da questa parte d'Italia, l'aria dolce e leggera, il cibo sorprendentemente buono e le risate, tante e tanto forti da dover fermare la passeggiata e aspettare che passino, mentre l'illuminazione di un pensiero fulmineo lo conferma: sei felice.









permalink | inviato da sedicodiana il 19/9/2011 alle 0:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
5 agosto 2011
Per otto giorni, decisamente lo è stata.
Partire con un programma studiato al dettaglio, stampato e inserito nella guida della città, già spaginata dalle troppe consultazioni.
Veder saltare l'attenta pianificazione fin dalla notizia del ritardo contato in ore del volo di andata, reagire con un sorriso, un giro in libreria e il godimento della postazione lounge dell'aeroporto, e comprendere da subito che il trend dell'intero soggiorno non si discosterà molto da dinamiche simili.

Trovare Parigi avvolta dalla pioggia, passeggiare in modalità ricognitiva e a piedi stanchi farsi attrarre dal jazz suonato live in un bistrot in zona St.Germain, brindare occhi negli occhi assaggiando cose buone, puntare la sveglia presto, al primo trillo spegnerla e girarsi dall'altro lato, occhi negli occhi ancora.

Trascorrere le giornate tra colazioni appena accennate, ore dentro musei o monumenti dribblando il fare e il vociare dei turisti della domenica, l'accorgersi che l'orario del pranzo è passato da un bel po' e mettersi alla ricerca di un posticino in cui placare fame e stanchezza; puntualmente trovare la pace in un giardino dietro l'angolo, o in un enorme parco alla periferia della città in cui il suono del francese non si mischia con nessun'altra lingua, o nell'elegante prato nella zona bene, dove assaggiare gli esosi, deliziosi pasticcini delle pasticcerie più famose, o ancora all'ombra dei salici tra gli uccellini, godendoci dall'alto il fresco e il bello del verde circostante.

Scoprire che il programma non rispettato dei giorni precedenti è favorito dalla logistica, e così mescolare in un sol giorno natura, culture vicine e lontane, rapido excursus del tempio dello shopping, cucina tipica a portar via, giro da turisti e zone isolate e panoramicissime.

Consultare guida e mappe poggiata su altre gambe, in metro, sul prato, in sedute di fortuna.
Scoprire che ciascuno dei tantissimi imprevisti conduce ad un finale poetico, romantico, divertente o gustoso: tartelette golosissime alle fragole, giardini ignoti ai più, stradine silenziose alle spalle di Montmartre, quiches gustose in un paesino in cui l'inglese è lingua ignota, e fiori e verde ovunque, a colorare il nostro vagare.
Arrendersi all'evidenza che Parigi vista dalla sua cima più alta e ad alto tasso di turisti, di sera, con i flash a illuminarla da 300 metri più sotto e la Senna placida e tortuosa a vista, può essere romantico quanto il giardino fiorito creato da Monet a 70 km dalla città in un paesino isolato dell'alta Normandia, riprodotto nelle sue tele più belle e semplicemente fantastico da osservare dal vivo.

Sentirsi appagati dalla varietà di un viaggio desiderato così a lungo, vissuto tanto intensamente, e così tanto proprio da essere già quasi metabolizzato il giorno successivo. Pronti per un nuovo countdown, certi che il meglio deve ancora venire.


           




permalink | inviato da sedicodiana il 5/8/2011 alle 16:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
27 luglio 2011
Otto giorni per scoprire se è vero

Dunque, al fine vado a dar forma di realtà a tutte le mie fantasticherie parigine.
Au revoir!



permalink | inviato da sedicodiana il 27/7/2011 alle 15:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
7 agosto 2010
un'estate lastminute
E' stato un luglio molto duro ed impegnativo, tra bilanci (il compleanno piazzato proprio all'inizio dell'estate ha qualcosa di romantico, ma raramente è un bene), nuove consapevolezze più o meno importanti, e scadenze pressanti.
Cosa fare, in un momento in cui la clessidra sembra non essere mai stata tanto rapida, la tregua temporanea arriva solo con il sonno, e tutto acquisisce un che di decisivo ed immutabile?
A questa domanda, io rispondo prenotando un volo. Nello specifico, finalizzato a raggiungere un'amica di stanza a Barcelona (la città estera che ho visitato più volte: il Caso continua ad indirizzarmi lì!), dì lì a pochi giorni.
Giusto il tempo di un sano shopping prepartenza.

Non c'è che dire: il finire del mese aveva in serbo per me suggestioni fantastiche, insospettabili sorprese, nuove conoscenze, uno sguardo inedito alla città, rimasta a far da mero sfondo a giornate speciali,  intensissime eppure rigeneranti, gravide di riflessioni postume. Magic moments.
Il sonno dei giusti di ritorno dalla Spagna, può però durare solo un pomeriggio; il giorno successivo eccomi su un treno, direzione Maratea, dove ritrovare, come ogni estate da qualche anno in qua, sapori, odori e senso del tempo che il grazioso paesino che ci ospita sembra conservare intatto di anno in anno, e generosamente spargere intorno, al nostro arrivo.

Il ritorno a Salerno è segnato dalla consueta scottatura, e da un imprevisto quasi-imbucamento ad un addio al nubilato danzereccio in cui mettere alla prova, con risultati lusinghieri, ogni abilità ritmica e di adattamento, mentre fuori infuria la tempesta. E' proprio vero: summer is a state of mind.

Ma non può bastare: un agosto che sa di nuovo impegno riserva tuttavia occasioni di relax e magia, a voler cercare.
E in fondo vivo a pochi minuti dalla Costiera amalfitana, trovare è facile.
Una serata magica a Praiano, letteralmente sospesa tra il mare e le stelle cadenti che cadono copiose, circondati da fiori e dal silenzio pregno del profumo delle foglie di limoni.
Una terrazza sul mare di Cetara, dove ridere, raccontare, ritrovare complicità, affacciati sul bello che resta placido intorno.
Un pranzo nel primo pomeriggio in Cilento col tempo che si ferma, su una collina che offre generosa la vista delle insenature, l'azzurro intenso e inimitabile del mare davvero pulito, e il pesce fresco che arriva su tovaglie gialle, coi noccioli a fare ombra, e la calma intorno, e poi il dolce della casa, ancora tiepido. Perdersi ad ogni bivio e approfittare per riempirsi gli occhi e i sensi di leggerezza, di celeste, di profumo e di verde di pino, e di suoni di cicale, pigre ma incessanti.
Uno spuntino e tante parole con la Costiera qualche metro più giù, e la macchia mediterranea a porre le distanze tra noi e il panorama marino, senza che, dal nostro tavolino sotto una promessa di pergolato, possiamo sentirne la mancanza, per una volta.
Un concerto jazz all'esterno di un'antica villa nobiliare che sfida Vietri dall'alto, le sue aiuole fiorite, notate sorseggiando vino rosso locale.

E le distanze da coltivare, le confidenze, i rapporti che si cementano o si ritrovano, la sensazione di vivere il tempo dandogli un senso, i cattivi pensieri incredibilmente remoti ed estranei, la comprensione di quanto sia possibile, a chi solo si impegni a volere.

Non finisce qui, questo agosto di relax; ma per quanto me ne sento soddisfatta, decisamente potrebbe.



permalink | inviato da sedicodiana il 7/8/2010 alle 3:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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