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22 ottobre 2013
Sono tutti tristi
Siamo in pieno tunnel. Buio tutto intorno e un bagliore intermittente e sfocato laggiù in fondo.
La cosiddetta crisi finanziaria che nessuno capisce ha travolto tutto come una slavina, restituendo una consapevolezza forzosa e intontita di quel che sembrava esserci e non c'è più, svuotando di senso l'ottimismo, portando via con sé la sensazione di stabilità e quindi i legami, l'investire sul poi, l'idea stessa di futuro.
Stiamo accovacciati su noi stessi sperando che la tempesta passi e smetta di travolgerci, lamentando il presente e deprimendo ogni slancio, tenendo stretto quel che rimane di un'opulenza materiale che è impossibile non associare a quella che era indifferenza, e nel falso ricordo collettivo sembra fosse spensieratezza e benessere.
Si stava meglio, certo; ma nello sfrenato edonismo del momento si badava comunque solo appena al presente, poco al futuro. 

E tuttavia, nel vuoto cosmico delle emozioni al botox di questi anni duemila, c'era spazio per credere in qualcosa di saldo, volendo.

Oggi sono tutti tristi, giocatori arresi dopo il primo, o secondo, o terzo round, ascoltatori distratti di messaggi d'allarme posticci che ancora spostano l'attenzione dal reale e che sembrano scorrere via dopo la sigla del tg ma di fatto solcano l'umore e le speranze, fiaccano il progresso, annientano le idee.
Siamo tutti spenti.

Nella banalità puerile della mia positività congenita, io provo a pensare che le eccezioni ci siano, e costituiscano la forza di tutti.
Penso che vedere il margine di manovra segni l'inizio delle operazioni di rinascita.
Non riesco a non essere fiduciosa in un tempo prossimo più colorato, meno omologato, in cui le scosse di assestamento dopo il terremoto di questi anni siano alle spalle, e di questi tempi tremendi, grigi e pieni di ombre, si superino le scorie e resti l'eredità di una necessaria accortezza nel gestirsi e l'ebrezza delle infinite possibilità che abbiamo intorno.


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permalink | inviato da sedicodiana il 22/10/2013 alle 23:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
30 maggio 2012
Dell'ovvio e dei massimi sistemi
Una nazione di qualunquisti, molti ignoranti e quasi tutti approssimativi, vecchi tromboni inamovibili dal piccolo trono su cui sono assisi da un numero di mandati da sussurrare con lo stesso pudore -che in realtà è impudenza- dell'età di una donna riservata, coi cervelli scarsamente formati e le passioni impigrite da una cultura popolare diffusa a macchia di leopardo e comunque di bassissima lega.

E' il racconto -polemico, riduttivo, sprezzante delle eccezioni?- della generazione che comanda oggi l'Italia.
Quelli che ci hanno educato, corretto, che oggi ci dicono cosa fare e come farlo, inevitabilmente ci impongono un modello comportamentale, sociale ed individuale, che ha guidato anche loro, come fosse ineluttabile, fino ad oggi.

Da qualche lustro, però, la solfa parrebbe cambiata. I quarantenni, e ancor più i trentenni di oggi, sono iperspecializzati, preparati alla competizione, consci che nulla è dovuto.

Moltissimi di loro hanno anche voglia di fare le cose per bene. Sono precisi, diligenti, capaci, e avrebbero tutti i numeri per assurgere al comando. E invece.
I vecchi tromboni di cui sopra, oltre ad ostinarsi a vivere un mondo e un modo che non esistono più, pretendono di imporre i loro parametri, sociali, lavorativi, educativi, anche alla generazione che è schiacciata tra loro e i giovanissimi, ancor più formati, ancor più agguerriti già dai nastri di partenza.

Non sarebbe più utile, produttivo, auspicabile, opportuno lasciare che le generazioni che conoscono e comprendono il mondo di oggi iniziassero a guidarlo, considerando valori, dinamiche e idee degli anni Duemila in una prospettiva costruttiva, anziché dovere tutti noi assecondare modelli e mentalità cristallizzate nell'Italia di cinquanta anni fa?

22 ottobre 2011
Firmato: una troppo convinta che "Chosing to have fun in life is often more fruitful than chasing perfection" -specie se la perfection la vedete solo voi
Niente, è che dalla lettura di siti, pagine e blog, famosi e non -ma aspiranti tali, desumo con sorpresa che a furia di ripetersi e ripetere all'etere che si è troppo bravi in quel che si fa, che mamma mia che povertà di spirito voialtri che non capite, che anzi siete così spiritualmente poveri che ho smesso anche di indignarmi e procedo in solitaria verso le mie ovvie vette -succede che poi chi legge finisce per crederci pure lui.

E niente, andrebbe bene anche così, anche perché mi risulta ancor più immediato il tenermi a debita distanza; è che poi, però, con un piccolo volo mentale capisco anche come sia possibile che la maggioranza degli elettori di questo paese abbia dato l'ennesima chance alla vituperata maggioranza che ci governa, e mi ci rassegno: la credulità non è mica una colpa.




permalink | inviato da sedicodiana il 22/10/2011 alle 10:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
30 aprile 2011
Tutto il resto è distrazione di massa, luoghi comuni e tesori per l'archivio di Studio Aperto
William: "You look beautiful. I love you"

Kate: "Are you happy?"




permalink | inviato da sedicodiana il 30/4/2011 alle 16:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 aprile 2011
Continuo a non capire - qualunquismo spicciolo a fine giornata - se c'è anche della retorica, è sinceramente non voluta
Perché, fin quando la globalizzazione si traduce nel pagare pochi euro pezzi di abbigliamento scopiazzati dai marchi che creano i trend, oppure spendere meno al supermercato, o rifugiarsi nel rassicurante standard del primo McDonald's o Starbucks che si incontrano all'estero, tutto passa inosservato, oppure, meglio ancora, conviene. Ed è bello, ché fa avvertire il mondo come più vicino, simile ed occidentale dovunque ci si trovi.

E perché invece, quando si tratta di comprendere cause ed effetti sulla lunga distanza di questi fenomeni; se qualcuno pone il dubbio sulle ragioni dell'abbattimento dei costi delle merci a discapito della qualità; o soprattutto, quando c'è da chiedersi dove si fermeranno le rivolte partite lo scorso inverno dal Nordafrica e come riusciranno a cambiare gli assi mondiali, in questo delicatissimo intrico di economie e politiche globali. Perché, insomma, quando si sposta la prospettiva dall'immediatezza della facciata patinata alla miseria complicata del dietro le quinte, tutto quel che si ottiene è un commento cinico su questi morti di fame che -nel caso specifico- se ne devono tornare a casa loro, e d'improvviso è tutto un'omertosa autarchia, e tutto sommato stavolta c'ha ragione Calderoli.

Solo un promemoria ai cittadini della parte d'Italia in cui non sono nata, ma in cui vivo e che amo profondamente: 15 anni fa la lotta non era -ancora, o solo- contro i negri, ma il nucleo di propaganda xenofoba della Lega si dirigeva contro i meridionali terroni. Poi ci sono stati i Serbi, gli Albanesi, i Rumeni.
Ma all'origine del tutto, alle fondamenta dell'idea che oggi, applicata analogicamente, non sembra tanto sbagliata, i negri che dovevano tornarsene a casa loro, eravate voi.
Pensateci, al prossimo cedimento alla tentazione razzista che vi passa per la testa.



permalink | inviato da sedicodiana il 12/4/2011 alle 21:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
22 febbraio 2011
Algeria, febbraio 2011



permalink | inviato da sedicodiana il 22/2/2011 alle 20:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
10 febbraio 2011
Aforisma sulla meritocrazia (concepito un blog e qualche anno fa)
Qui, un tempo, sarà tutta carfagna.



permalink | inviato da sedicodiana il 10/2/2011 alle 15:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 gennaio 2011
Piccola notazione socio-fashionista
Nella valanga mediatica che ha travolto le ragazze coinvolte nell'ennesimo Berlusconigate, ogni testata giornalistica, debitamente ripresa sui vari social network, ha immortalato queste under 30 di tutto punto agghindate e abbigliate.

La cosa che non ho potuto fare a meno di notare è che tutte loro, nel comprensibile intento di proporsi al loro meglio come donne glamour e socialmente "arrivate", prima o poi o anche sempre, sfoggiano una borsa Louis Vuitton.
Quando si dice, farsi riconoscere.



permalink | inviato da sedicodiana il 25/1/2011 alle 15:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
23 gennaio 2011
E sta per finire un altro ventennio?
Credo che gli atti della Procura di Milano dicano tutto quel che c'è da dire.
La Corte del Padrone è pienamente rappresentata, e con lei una fetta insospettabilmente ampia di società, frutto diretto di quella cultura che "Magari fosse mia figlia la pupilla" e per liberarci della quale c'è da sperare e aspettare anni; ma non tutta la società, ché, come scriveva non ricordo più chi, la parte ancora decente è anche quella che conserva la propria sobrietà, e si sente e si nota poco, in questa Italia chiassosa e appariscente.

Riflettevo però anche -saltando a piè pari l'aspetto penoso e grottesco dell'affidare la propria difesa mediatica al volto di Lupi, Santanchè e qualche rampante pidiellino rabbioso- sul fatto che ancora una volta, nel tentativo di prendere tempo e comunque di non lasciare nulla di intentato, si sta bypassando il rispetto, non tanto degli Italiani, ma della loro intelligenza.
Il Tribunale dei Ministri NON è competente per ipotesi di reato attribuite ai Ministri in quanto cittadini, e cioè al di fuori dell'esercizio delle proprie funzioni governative.
Il magistrato Boccassini ricorre sempre quando si tratta di B., perché semplicemente svolge il suo ruolo presso il Tribunale di Milano, il quale Tribunale è competente per i reati che si consumano a Milano e provincia, dove, per casualità, B. custodisce il fulcro della sua vita personale e imprenditoriale.

Capisco la difesa a oltranza e con ogni mezzo, capisco il senso di acqua alla gola dopo aver goduto dell'illusoria onnipotenza connessa all'impunità assaporata sotto ogni possibile forma.
Posso immaginare che un uomo così non abbia, da decenni, più alcuna ragione per preoccuparsi di simulare un pudore che non gli appartiene e che il sistema culturale che a lui si associa ha declassato da valore collettivo a vetusto ostacolo per donnette represse e invidiose.

Ma che i suoi figli maggiori, i perpetui consiglieri, i consulenti d'immagine, gli avvocati. Che nessuno di questi riesca a far comprendere a quest'uomo solo, "invecchiato, imbruttito e out", che è tempo di rendere le armi e almeno fingere la decenza di avere dei limiti; io lo trovo il quadro desolante di un uomo vecchio, logorato dai privilegi per rincorrere i quali ha raggiunto il potere, e così abituato a riscriversi le regole pur di vincere, che non sa più accettare che la corsa è finita, il giocattolo si è rotto, ed è ora di tornare a casa, lasciando che qualcun altro ripulisca i cocci che lui si lascia dietro.



permalink | inviato da sedicodiana il 23/1/2011 alle 1:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
14 dicembre 2010
Osservazioni sparse sul B-Day -ovvero: "Potrebbe piovere".
Fiducia rinnovata; al Senato, prevedibilmente, e alla Camera, pallottoliere alla mano -anche per contare quanto costa di mutuo ogni No alla sfiducia strappato ad opposizioni varie.

Ho dei dubbi e delle riflessioni in proposito:

1. Ci hanno veramente stancato. Spero che questa vicenda si concluda in qualche modo quanto prima, e si torni a parlare di bungabunga, di rifiuti e di cronaca nera a caso, perché la cronaca giornalistica sui temi politici, gli scambi di battute tra oppositori, e i vari "panini" dei tg sono diventati rapidissimamente intollerabili.

2. Non ho capito. FLI nasce in seno al PDL, chiede, sempre meno velatamente, al premier di farsi da parte, poi (fine settembre) gli rinnova la fiducia in Parlamento, poi (novembre) Fini in persona chiede le dimissioni del premier mentre Bocchino -tipo il vice di Fini- propone allo stesso premier di creare un governo tecnico -non si sa bene finalizzato a cosa- con a capo sempre quel premier lì.
Poi FLI sfiducia il premier, e oggi in Parlamento mezzo FLI -cani sciolti, colombe, codardi che siano- gli rinnova la fiducia.

3. L'atteso match alla Camera dei Deputati finisce 314-311 per il premier, indubitabilmente complici il calciomercato dei giorni precedenti, le intese febbrili di questa mattinata, i corteggiamenti e le marcature a uomo in una babele di simboli e partiti che più lontani da idee, e comuni cittadini che si ritrovano in idee, non potrebbero essere.
Insomma la maggioranza ottiene la fiducia per 3 voti. Poche ore dopo, un trionfale Bondi -tornato ad acquisire un colorito umano, dopo le settimane in cui sembrava un dead man walking in attesa di giudizio (che poi non c'è stato)- assiso sulle poltrone di Ballarò argomenta amabilmente di vittoria del buon senso, di governo che va avanti fino a fine legislatura, et cetera -facendo anche un Marameo alla Bindi, o forse me lo sono immaginato io.
Ora.
Com'è che l'ultimo governo Prodi fu, da Bondi e suoi confratelli, criticato e deriso da origine a caduta perché si ammantava di stabilità con un vantaggio di soli 25mila voti, e oggi la Camera spaccata a metà sembra invece il suggello di un trionfo che legittima la prosecuzione di un governo che da mesi è tutto un rigurgito di divisioni interne?

4. Ho ascoltato tutte le dichiarazioni di voto, ho seguito le relative operazioni, la prima e la seconda chiama, l'aggressione successiva al voto della Polidori.
E mi viene da pensare che dopo le avvilenti vicende relative alla decisione di quest'ultima di rendersi irrintracciabile negli ultimi due giorni e oggi rinnovare la fiducia al governo, la Carfagna e quelle con analogo cursus honorum sembrano quasi un inno alla meritocrazia, da guardare con sorpresa nostalgia.



permalink | inviato da sedicodiana il 14/12/2010 alle 23:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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