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E sta per finire un altro ventennio?

Credo che gli atti della Procura di Milano dicano tutto quel che c'è da dire.

La Corte del Padrone è pienamente rappresentata, e con lei una fetta insospettabilmente ampia di società, frutto diretto di quella cultura che "Magari fosse mia figlia la pupilla" e per liberarci della quale c'è da sperare e aspettare anni; ma non tutta la società, ché, come scriveva non ricordo più chi, la parte ancora decente è anche quella che conserva la propria sobrietà, e si sente e si nota poco, in questa Italia chiassosa e appariscente.

Riflettevo però anche -saltando a piè pari l'aspetto penoso e grottesco dell'affidare la propria difesa mediatica al volto di Lupi, Santanchè e qualche rampante pidiellino rabbioso- sul fatto che ancora una volta, nel tentativo di prendere tempo e comunque di non lasciare nulla di intentato, si sta bypassando il rispetto, non tanto degli Italiani, ma della loro intelligenza.
Il Tribunale dei Ministri NON è competente per ipotesi di reato attribuite ai Ministri in quanto cittadini, e cioè al di fuori dell'esercizio delle proprie funzioni governative.
Il magistrato Boccassini ricorre sempre quando si tratta di B., perché semplicemente svolge il suo ruolo presso il Tribunale di Milano, il quale Tribunale è competente per i reati che si consumano a Milano e provincia, dove, per casualità, B. custodisce il fulcro della sua vita personale e imprenditoriale.

Capisco la difesa a oltranza e con ogni mezzo, capisco il senso di acqua alla gola dopo aver goduto dell'illusoria onnipotenza connessa all'impunità assaporata sotto ogni possibile forma.
Posso immaginare che un uomo così non abbia, da decenni, più alcuna ragione per preoccuparsi di simulare un pudore che non gli appartiene e che il sistema culturale che a lui si associa ha declassato da valore collettivo a vetusto ostacolo per donnette represse e invidiose.

Ma che i suoi figli maggiori, i perpetui consiglieri, i consulenti d'immagine, gli avvocati. Che nessuno di questi riesca a far comprendere a quest'uomo solo, "invecchiato, imbruttito e out", che è tempo di rendere le armi e almeno fingere la decenza di avere dei limiti; io lo trovo il quadro desolante di un uomo vecchio, logorato dai privilegi per rincorrere i quali ha raggiunto il potere, e così abituato a riscriversi le regole pur di vincere, che non sa più accettare che la corsa è finita, il giocattolo si è rotto, ed è ora di tornare a casa, lasciando che qualcun altro ripulisca i cocci che lui si lascia dietro.

Pubblicato il 23/1/2011 alle 1.8 nella rubrica Res Publica e dintorni.

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